Il cicloturismo rosa conquista l’Italia: un viaggio in bici è libertà
Il fenomeno del 2026: sempre più donne scelgono la bicicletta per esplorare l’Italia
Nel 2026 il cicloturismo italiano sta vivendo una rivoluzione silenziosa ma profonda. Secondo i dati ufficiali del rapporto Isnart-Legambiente Viaggiare pubblicati a marzo, le donne rappresentano ormai il 30% dei cicloturisti italiani, con una crescita costante rispetto al 29,7% del 2024. Un fenomeno che sta ridefinendo non solo il turismo su due ruote, ma anche il modo in cui le donne italiane scoprono il territorio e riconquistano la propria libertà di movimento.
La conferma arriva anche da Pinar Pinzuti, direttrice della Fiera del Cicloturismo di Padova (in programma per il 27-29 marzo 2026), ambasciatrice internazionale Women in Cycling e insignita nel 2022 del World Bicycle Day Award dalle Nazioni Unite: “Per una donna, fare un viaggio in bicicletta significa scoprire quanto puoi contare su te stessa e sul mondo intorno. La bici diventa uno strumento di indipendenza, che ci permette di occupare spazio con fiducia, di esplorare senza aspettare il permesso di nessuno.”
Chi sono le cicloturiste italiane
Il profilo della cicloturista italiana si è cristallizzato nel 2025: donne tra i 30 e i 55 anni, con un livello di istruzione medio-alto, professioniste, impiegate, insegnanti o lavoratrici autonome. Non si tratta di atlete professioniste, ma di donne che scelgono la bicicletta come strumento di libertà, benessere e scoperta.
Le preferenze vanno da tappe giornaliere tra i 30 e i 60 chilometri, spesso affrontate con l’ausilio delle e-bike che rendono accessibili anche percorsi con lievi pendenze. Cosa cercano? Itinerari che combinino natura, sport e cultura, con particolare attenzione al benessere, alla sicurezza stradale e alle comunità locali.
La modalità preferita è il viaggio in gruppo, organizzato attraverso community online dove le partecipanti pianificano percorsi, tappe e compagne di viaggio. L’intermodalità bici-treno è un elemento fondamentale: caricare la bicicletta sui treni regionali permette di accorciare le tappe in caso di stanchezza o maltempo, rendendo l’esperienza adattabile a ogni esigenza.
Le ciclovie preferite dalle donne
Il rapporto Isnart-Legambiente 2025 ha individuato le ciclovie più amate dalle cicloturiste italiane. Al primo posto per rappresentanza femminile troviamo la Ciclovia dei Castelli in Toscana, dove le donne rappresentano il 63% dei viaggiatori. Un percorso che attraversa borghi medievali, vigneti e paesaggi collinari, perfetto per chi cerca una combinazione di attività fisica e immersione culturale.
Ottimi numeri anche per la Ciclovia Arenzano-Varazze in Liguria (43,1% di presenza femminile), che offre viste spettacolari sul Mar Ligure, e la Ciclovia dei Parchi in Calabria (41,4%), dove la natura selvaggia del Sud si alterna a borghi autentici lontani dal turismo di massa.
In Friuli Venezia Giulia, la Ciclovia Pedemontana (FVG3) attira un pubblico femminile significativo: tra Sacile e Gorizia, lungo un percorso di circa 190 chilometri che collega borghi storici e aree naturalistiche di pregio, una cicloturista su tre è donna. L’itinerario è particolarmente apprezzato perché segue la linea ferroviaria Sacile-Gemona, rendendo possibile l’intermodalità in ogni stazione.
La Treviso-Ostiglia: la prima ciclovia certificata sostenibile al mondo
Tra i percorsi più indicati per chi si avvicina al cicloturismo, la Ciclovia Treviso-Ostiglia rappresenta un capolavoro di sostenibilità. È la prima ciclovia al mondo ad aver ottenuto la certificazione GSTC (Global Sustainable Tourism Council), riconoscimento che attesta il rispetto dei più rigorosi standard globali di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Sviluppata su un’ex ferrovia militare riconvertita in “autostrada verde”, la pista è dritta, pianeggiante e protetta da filari di alberi per gran parte del percorso. Attraversa il Parco del Sile dove si pedala sopra le sorgenti del fiume omonimo, offrendo un’esperienza di totale immersione nella natura. Entro il 2026 sono previsti 118 chilometri totali, con 110 già realizzati fino a Casaleone.
Lezioni internazionali: cosa possiamo imparare
Mentre l’Italia registra una crescita costante del cicloturismo femminile, alcune città europee stanno riscrivendo le regole della mobilità ciclistica quotidiana. A Dublino, secondo i dati della National Transport Authority diffusi nel marzo 2026, i ciclisti pendolari sono aumentati del 50% in soli due anni, con oltre 510.000 viaggi quotidiani fatti a piedi, in bici o con mezzi di mobilità sostenibile al posto dell’auto.
A Glasgow, stando ai dati di Cycling Scotland, i ciclisti superano ormai il numero di automobilisti all’ora di punta su Victoria Road, grazie all’efficacia della South City Way, una corsia ciclabile protetta che ha trasformato il modo di muoversi nella città scozzese.
In Italia, la Fiera del Cicloturismo 2026 di Padova proporrà tre padiglioni espositivi con oltre 90 stand, tra cui 12 regioni italiane e 9 destinazioni internazionali. Saranno presentate nuove rotte cicloturistiche, destinazioni costiere, percorsi EuroVelo e ciclabili fluviali, confermando il ruolo centrale del Belpaese nel panorama europeo del cicloturismo.
Il futuro del cicloturismo in Italia
Il 2026 segna un punto di svolta per il cicloturismo italiano. I fondi del PNRR stanno trasformando ambizioni in concretezza: la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese passerà dai primi 24 chilometri storici a oltre 192 chilometri totali, collegando la Val d’Itria (Cisternino, Ceglie Messapica, Martina Franca) con la Murgia Gioiese, il barese, la costa sveva e Castel del Monte fino al confine con la Basilicata.
Le donne stanno guidando questo cambiamento, dimostrando che la bicicletta non è solo uno strumento di trasporto, ma un veicolo di emancipazione, scoperta e connessione con il territorio. Come ci ricorda Pinar Pinzuti: “Ogni viaggio in bici ci insegna a decidere un percorso, a fidarci del nostro corpo, a scegliere quando fermarci e quando spingere. Per noi donne, tutto questo assume ancora più valore: imparare a muoversi in autonomia significa rompere barriere culturali e paure che spesso limitano la nostra libertà.”
La strada è tracciata. La libertà è a due ruote.



Commento all'articolo