Cicloturismo in Italia: 49 milioni di presenze e una rivoluzione silenziosa che cambia i borghi
Il cicloturismo italiano corre veloce, più veloce di quanto le istituzioni sappiano pedalare. Il rapporto “Viaggiare con la bici 2026”, presentato alla Fiera del Cicloturismo di Padova nel marzo scorso, certifica un dato che fino a pochi anni anni sembrava impossibile: quasi 49 milioni di presenze cicloturistiche nel 2025, per un impatto economico diretto stimato in 6,4 miliardi di euro sui territori attraversati. È una rivoluzione silenziosa, quella della bicicletta, che sta ridisegnando la geografia turistica del Paese — e che chiama con urgenza una strategia infrastrutturale all’altezza.
Un fenomeno che non è più marginale
Addentrandosi nei numeri del sesto Rapporto ISNART-Legambiente emerge con chiarezza un cambio di passo. Nel 2024 si erano registrate 89 milioni di presenze secondo il rapporto precedente; il dato 2025, pur apparentemente inferiore, riflette una metodologia di rilevazione più rigorosa e tiene conto esclusivamente del turismo cicloturistico strutturato — ovvero chi sceglie la bicicletta come mezzo primario di vacanza, non del semplice pedalatore domenicale. L’11 milioni di italiani che, secondo l’indagine Conflavoro-Confcommercio, utilizzerà la bici per le vacanze estive del 2026 rappresenta un dato coerente con questa traiettoria di crescita.
Ma al di là dei numeri assoluti, a colpire è la qualità del cambiamento. Il profilo del cicloturista italiano si è profondamente trasformato. I dati del rapporto “Viaggiare con la bici 2025” — l’ultimo con analisi dettagliate sulle caratteristiche demografiche — rivelano che il 47,7% appartiene alla generazione Y (i millennial tra i 30 e i 44 anni), a cui si aggiunge un consistente 35,4% della generazione X (45-60 anni). Sono viaggiatori con un potere d’acquisto significativo, una crescente consapevolezza ambientale e, sempre più spesso, la disponibilità di tempo libero che consente vacanze di più giorni.
La novità più rilevante, tuttavia, è di genere. Stando ai dati raccolti da Bikenomist e confluiti nel sesto Rapporto, la quota di cicloturiste donne è balzata dal 30% al 47% nell’ultimo anno — un incremento che non ha precedenti nella storia del turismo cicloitaliano. Si tratta di un cambiamento strutturale, non di un’oscillazione statistica, e le sue conseguenze si riflettono già nell’offerta: percorsi meno impervi, strutture ricettive più attrezzate, servizi di noleggio e trasporto bagagli che rendono l’esperienza accessibile a chi non dispone di una bicicletta propria.
La geografia del pedalare: ciclovie come infrastrutture di sviluppo
Il tessuto connettivo di questa crescita è la rete ciclabile, finalmente protagonista di politiche pubbliche concrete. La Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, inaugurata nel 2026 come greenway lungo il tracciato dell’antico acquedotto, rappresenta l’esempio più visibile di come un’infrastruttura idraulica dismessa possa diventare una risorsa turistica di primaria importanza. Si tratta della greenway più lunga d’Italia: centinaia di chilometri di percorso pianeggiante, panoramico, accessibile a tutti — esattamente il modello che gli esperti di cicloturismo indicano come vincente.
A questo si aggiungono itinerari già affermati e in espansione: la Ciclovia Adriatica che corre lungo la costa orientale, la Val Pusteria nelle Dolomiti, la Ciclovia BAR to BAR (Barbaresco-Barolo) tra le colline UNESCO del Piemonte, la Riviera dei Fiori lungo la ex-ferrovia Genova-Ventimiglia — un’opera di rigenerazione urbanistica tanto efficace da aver vinto il Green Road Award, l’Oscar italiano del cicloturismo. La Basilicata coast to coast, promossa dal Basilicata Bike Trail di FIAB Potenza ciclOstile, sta emergendo come destinazione di riferimento per chi cerca itinerari nel Sud Italia.
Il PNRR ha stanziato risorse significative per il rafforzamento della mobilità ciclistica, ma il problema resta l’attuazione: molte delle ciclovie previste restano incompiute o interrotte, e la manutenzione dei tratti esistenti è spesso carente. Il gap con i modelli nordeuropei — dai 40.000 chilometri dei Paesi Bassi alla rete ciclabile danese — resta enorme in termini quantitativi, ma il divario più critico riguarda la qualità e la continuità dei percorsi: in Italia la frammentazione amministrativa (Stato, Regioni, Province, Comuni) produce itinerari eccellenti a tratti, poi interrotti da discontinuità di pochi chilometri che rendono l’esperienza frustrante.
Borghi e comunità: quando il cicloturismo rigenera
L’impatto più profondo del cicloturismo non si misura in chilometri percorsi, ma in economie locali rigenerate. La correlazione tra apertura di ciclovie e rialzo demografico e commerciale dei piccoli borghi è ormai documentata da molteplici casi studio. In Umbria, dove la FIAB locale ha mappato e promuove itinerari che collegano i centri storici minori, i gestori di agriturismi e strutture ricettive riferiscono un aumento significativo della domanda nel сeзон cicloturistico. Nelle Marche, il modello Bike Hospitality — che unisce accoglienza ciclabile, servizi di trasporto bici e guide locali — sta facendo scuola come best practice replicabile.
L’idea di un Giro d’Italia del Cicloturismo, lanciata dall’imprenditore Mazzi e rilanciata da più fronti nel 2026, punta esattamente su questa leva: trasformare i piccoli borghi in tappe di un’esperienza nazionale, combattendo lo spopolamento delle aree interne con un flusso turistico che non richiede grandi infrastrutture ma solo percorsi sicuri e servizi essenziali. Il contrasto con le mete overtourist — Venezia, Firenze, Roma — affollate e in crisi di sostenibilità, rende questa alternativa ancora più attraendente: l’estate 2026 è già stata definita “l’estate dei borghi” per la tendenza di milioni di italiani a disertare le destinazioni inflazionate a favore di centri minori.
Le sfide aperte: sicurezza, incentivi e innovazione
Tuttavia, la crescita del cicloturismo solleva anche criticità che non possono essere ignorate. Il dato sulla sicurezza stradale resta allarmante: secondo i numeri raccolti da inbici.net, nel 2026 sono già 114 i ciclisti morti sulle strade italiane — un saldo che segnala come l’aumento del traffico ciclistico non sia stato accompagnato da politiche adeguate di protezione. La convivenza tra biciclette e veicoli a motore sulle strade provinciali e statali che spesso ospitano i tratti più panoramici degli itinerari cicloturistici resta il problema irrisolto.
Sul piano industriale, l’ingresso di Volkswagen nel mercato delle e-bike — in collaborazione con l’azienda n+ specializzata in mobilità elettrica a due ruote — segna un cambiamento di paradigma: il gigante dell’auto riconosce nella bicicletta a pedalata assistita un settore strategico, non più marginale. L’e-bike sta democratizzando il cicloturismo, rendendolo accessibile a persone con limitazioni fisiche, a famiglie con bambini, a chi non ha allenamento per le salite. È un facilitatore di inclusività che merita attenzione nelle politiche di promozione.
Sul fronte degli incentivi, Federterziario ha chiesto con forza l’introduzione di agevolazioni fiscali per chi sceglie vacanze cicloturistiche — una richiesta che si scontra tuttavia con l’assenza di una visione organica del settore a livello governativo. La mancanza di un coordinamento tra Ministero del Turismo, Ministero delle Infrastrutture, Regioni e operatori privati continua a frammentare gli sforzi e a rallentare la crescita di un settore che, secondo le stime più conservative, potrebbe raggiungere i 10 miliardi di euro di impatto entro il 2030.
Verso una strategia nazionale del cicloturismo
I dati parlano chiaro: il cicloturismo in Italia non è più un fenomeno di nicchia né un’aspirazione romantica. È un settore economico maturo, con 49 milioni di presenze, 6,4 miliardi di euro di ricaduta e una traiettoria di crescita che nessun altro comparto turistico può vantare. La sfida, ora, è trasformare questa energia spontanea in un sistema organizzato. Servono ciclovie continue e sicure, servizi di accoglienza specializzati, formazione per gli operatori, coordinamento tra enti locali, e una strategia comunicativa che posizioni l’Italia come destinazione cicloturistica di primo livello — esattamente come hanno fatto la Danimarca e i Paesi Bassi decenni fa.
La bicicletta, con la sua promessa di lentezza consapevole, è il mezzo più adatto a un Paese come il nostro: ricco di borghi straordinari, paesaggi variegati, patrimonio enogastronomico unico al mondo. Sta alla politica decidere se pedalare al fianco di questa rivoluzione — o restare a guardare.
Fonti:
1. “Viaggiare con la bici 2026” — 6° Rapporto ISNART, Unioncamere e Legambiente (marzo 2026, Fiera del Cicloturismo Padova): https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/sesto-rapporto-viaggiare-con-la-bici-isnart-legambiente
2. “Quasi 49 milioni le presenze cicloturistiche stimate in Italia nel 2025” — Italia Ambiente (31 marzo 2026): https://www.italiaambiente.it/2026/03/31/isnart-e-legambiente-quasi-49-milioni-le-presenze-cicloturistiche-stimate-in-italia/
3. “Oltre 11 milioni di italiani faranno le vacanze in bicicletta” — Bikeitalia (16 luglio 2026): https://bikeitalia.it/2026/07/16/italiani-vacanze-2026-bici
4. “La rivoluzione rosa della bici: dal 30% al 47% di cicloturiste” — Vivi Green (luglio 2026): https://vivigreen.eu/blog/la-rivoluzione-rosa-della-bici-perche-il-balzo-dal-30-al-47-di-cicloturiste-nel-2026-sta-riscrivendo-le-regole-del-viaggio-lento-in-italia
5. “Cicloturismo in Italia 2025: Principali evidenze dall’ultimo Rapporto Isnart” — Fiera del Cicloturismo: https://fieradelcicloturismo.it/cicloturismo-in-italia-2025-principali-evidenze-dallultimo-rapporto-isnart/
6. “Viaggiare con la bici 2025” — 5° Rapporto, Sport e Salute S.p.A.: https://www.sportesalute.eu/studiedatidellosport/blog-studi-e-dati-dello-sport/viaggiare-con-la-bici-2025-5-rapporto-sul-cicloturismo-in-italia.html
7. “Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese: nasce la greenway più lunga d’Italia” — Bikeitalia (18 luglio 2026): https://bikeitalia.it/2026/07/18/ciclovia-acquedotto-pugliese-greenway-italia
8. “Sicurezza stradale, 114 ciclisti morti nel 2026” — inbici.net (luglio 2026): https://inbici.net/sicurezza-stradale-114-ciclisti-morti-2026
9. “Pedalare nei piccoli borghi: il cicloturismo può cambiare il futuro delle aree interne italiane” — Viagginbici: https://viagginbici.com/in-evidenza/cicloturismo-piccoli-borghi-aree-interne-italia
10. “Addio alle mete più affollate: l’estate dei borghi” — TGCOM24 (luglio 2026): https://tgcom24.mediaset.it/tgcomlab/trend/fuga-overtourism-piccoli-borghi-molise_114772779-202602k.shtml



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