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Parigi punta al 100% ciclabile nel 2026: cosa può imparare l’Italia

Parigi punta al 100% ciclabile nel 2026: cosa può imparare l’Italia

La capitale francese si avvicina a un obiettivo ambizioso: una rete ciclabile totale e sicura entro la fine del 2026. E l’Italia?

Nel 2025 Parigi ha completato la sua rete express velo (REV), inaugurando l’ultimo tratto di piste ciclabili segregate. Ora, nel 2026, la città si avvicina a un traguardo storico: diventare una capitale 100% ciclabile. Ma mentre in Francia si festeggiano i risultati di un piano quinquennale che ha trasformato la mobilità urbana, l’Italia si trova ancora a fare i conti con promesse arretrate. Cosa possiamo imparare dal successo parigino?

Il piano velo di Parigi: da sogno a realtà

Quando la sindaca Anne Hidalgo ha lanciato il Plan Vélo 2021-2026, molti erano scettici. L’obiettivo era audace: rendere Parigi completamente percorribile in bicicletta, con una rete di 450 chilometri di piste ciclabili ben segregate. I dati del 2026 confermano il successo: i ciclisti quotidiani sono aumentati del 70% rispetto al 2019, superando i 300.000 spostamenti al giorno.

La chiave del successo risiede in tre scelte fondamentali. Prima: la segregazione fisica delle piste, con vere corsie separate da cordoli. Seconda: la continuità della rete, che elimina le interruzioni pericolose. Terza: la velocità di implementazione, con cantieri aperti su più fronti contemporaneamente.

L’Italia nel 2026: dove siamo arrivati?

Il Piano Generale della Mobilità Ciclistica italiano, approvato nel 2022, prevedeva la realizzazione di 365 chilometri di nuove piste ciclabili entro il 30 giugno 2026. Alcune città stanno facendo passi significativi: Monza ha rinnovato il suo bike sharing con 60 nuove biciclette, rendendolo gratuito per un anno. Torino ha aperto nuovi tratti di piste.

Ma le città italiane si trovano a fare i conti con problemi ricorrenti: cantieri a rilento, intersezioni pericolose, piste usate come parcheggio. La sicurezza resta il punto debole.

Best practice dal Nord Europa

Copenaghen è considerata la città più ciclabile del mondo. Con oltre 350 chilometri di piste e traffico ciclistico superiore a quello automobilistico, ha raggiunto un equilibrio che in Italia appare lontano. Le piste non sono mai meno di 2 metri di larghezza e gli incroci eliminano gli angoli morti: i veicoli a motore si fermano 5 metri prima rispetto ai ciclisti.

Anche Amsterdam ha costruito la sua rinascita urbana attorno alla bici, con parcheggi sotterranei multilivello dedicati. Non si tratta solo di costruire piste, ma di pensare l’intera città come un sistema dove la bicicletta è la spina dorsale della mobilità quotidiana.

Le e-bike nel 2026

Nel 2026 le normative si sono consolidate: le e-bike devono avere motore massimo 250W e assistenza che si interrompa ai 25 km/h per essere considerate biciclette. Le vendite di e-bike in Italia hanno superato quelle delle biciclette tradizionali, democratizzando il ciclismo urbano.

Conclusioni

Il successo di Parigi, Copenaghen e delle altre città dimostra una verità semplice: la gente pedala quando si sente al sicuro. Serve segregazione fisica, continuità della rete e volontà politica. L’Italia ha ancora tempo fino al giugno 2026 per raggiungere i target previsti. La domanda è: ne avremo risultati concreti o solo promesse da archiviare?

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