×

L’economia della bicicletta: cosa dicono le analisi costi-benefici su salute, emissioni e investimenti

Veduta aerea di una strada urbana con pista ciclabile segnalata, intersezioni e flusso traffico

L’economia della bicicletta: cosa dicono le analisi costi-benefici su salute, emissioni e investimenti

In sintesi. Otto valutazioni economiche peer-reviewed degli ultimi quindici anni mostrano tassi di rendimento interni tra il 6% e il 23% per le infrastrutture ciclabili, con rapporti benefici-costi fino a 53:1 quando si includono i benefici sanitari valorizzati con il valore statistico della vita, «Cycling infrastructure appears to demonstrate economic value for society»[1]. Uno studio su 167 città europee stima che se Roma raggiungesse una quota modale ciclistica del 24,7% si eviterebbero 433 morti premature all’anno, «The largest cost-benefit ratios were found for the 10% increase in cycling networks (S1)»[2]. Una nuova ciclabile segregata a Coventry ha generato un BCR di 3,8 in dieci anni, salito a 17 nelle zone vicine all’infrastruttura, «Investing in cycling infrastructure, even when it leads to modest increases in cycling behaviour, can generate substantial health and economic benefits»[3]. I benefici sanitari dominano: valgono da due a oltre cinquanta volte i costi di costruzione, «The cost-benefit performance of the analysed bicycle infrastructure thereby exceeds other types of network infrastructure that is often prioritised»[4].

Perché l’economia della bicicletta torna al centro delle scelte urbane

Quando un comune italiano stanzia fondi per una ciclabile, la domanda che ricorre in giunta e in commissione bilancio è sempre la stessa: «Quanto ci costa e quanto ci torna?». Fino a pochi anni fa la risposta si basava su stime approssimative o su casi studio nord-europei difficilmente trasferibili.

Oggi esiste un corpo di analisi costi-benefici (CBA) peer-reviewed che copre contesti diversi — da Copenaghen a Lubiana, da Coventry a New York — e usa metodologie confrontabili: valore statistico della vita (VSL), strumento HEAT dell’OMS, tassi di sconto standardizzati, orizzonti temporali da 10 a 30 anni. La letteratura convergente indica che le infrastrutture ciclabili, se ben progettate, offrono rendimenti superiori a gran parte degli investimenti stradali e di trasporto pubblico convenzionali.

Come si misura il ritorno di una ciclabile

Una CBA per ciclovie somma quattro voci principali: benefici diretti per l’utente (risparmio di tempo e costi di esercizio del veicolo), esternalità positive (salute per attività fisica, minori emissioni, meno rumore, meno incidenti), costi di investimento (costruzione, espropri, progettazione) e costi di gestione (manutenzione ordinaria e straordinaria). Il risultato si esprime in valore attuale netto (VAN) e tasso interno di rendimento (TIR).

La revisione sistematica di Andrade et al. (2025) ha selezionato otto studi CBA/CEA su sole infrastrutture ciclabili (escluse miste pedonali, pilota, temporanee) pubblicati tra 2011 e 2021: quattro usano CBA, tre CEA, uno entrambi, «All reported positive economic returns. Equity impacts were rarely considered, and substantial methodological variability was observed»[5]. Tutti riportano rendimenti positivi, ma con eterogeneità metodologica marcata: orizzonti da 1 a 50 anni, prospettive sociale o sanitaria, sconto variabile, dati spesso ipotetici (ex-ante) e non osservati (ex-post).

Lo studio di Rich, Jensen, Pilegaard e Hallberg (2021) sulla rete di superciclabili della Grande Copenaghen è l’unico che separa gli effetti di bici tradizionali ed e-bike, «The cost-benefit analysis show that the proposed bicycle infrastructure has a positive net present value with an internal rate between 6% and 23% depending on different assumptions»[6]. Modella la domanda con un modello di scelta modale disaggregato, include costi di costruzione e manutenzione, valorizza salute con VSL aggiornato, incidenti con costi marginali danesi, emissioni e rumore. Trova TIR tra 6% e 23% a seconda degli scenari di quota e-bike e valutazione salute. Il caso base (quota e-bike attuale, VSL aggiornato) dà TIR 23%; lo scenario peggiore (quota e-bike crescente, VSL vecchio) TIR 6%. I benefici sanitari pesano per oltre la metà del totale; la quota e-bike li riduce perché l’assistenza elettrica abbassa l’impegno metabolico per km e alza i costi d’incidente per velocità maggiori. Un risultato chiave: la maggior parte dei benefici è «non locale» (salute, emissioni, clima), suggerendo che il finanziamento debba salire dal comune allo Stato.

Cosa dicono i numeri: da Coventry a Lubiana

Lo studio longitudinale su Coventry (Regno Unito), pubblicato su European Journal of Public Health nel 2025, valuta una nuova ciclabile segregata con due anni di indagini trasversali (2023-2024) e lo strumento HEAT v5.0.6, «The before-and-after analysis revealed an increase of 0.7 minutes of cycling per person per day, translating to an estimated 1.4 premature deaths prevented annually»[7]. L’analisi before-after su tutta la popolazione residente rileva +0,7 minuti/giorno di ciclismo pro capite, pari a 1,4 morti premature evitate all’anno. In dieci anni: 14 morti evitate, beneficio economico 42 milioni USD (valori 2025), BCR 3,8.

L’analisi per prossimità residenziale (buffer 500 m e 1 km) mostra +2 minuti/giorno per chi abita vicino alla ciclabile: 67 morti evitate in dieci anni, BCR 17, ritorno 188 milioni USD. La differenza tra media cittadina e zona d’influenza diretta dimostra che i benefici si concentrano dove l’infrastruttura c’è e si usa.

Lo studio sloveno (Trček e Rijavec, 2026) applica una CBA strategica a corridoi ciclabili ad alta capacità nell’area vasta di Lubiana, primo caso in un contesto a bassa domanda ciclistica di base, «The economic analysis for the wider Ljubljana area indicates a positive net present value (NPV) of €25,271,157.95 and an internal rate of return (IRR) of 9.30%»[8]. Usa un modello di scelta modale discreto calibrato su dati regionali per stimare lo spostamento da auto e trasporto pubblico, orizzonte 30 anni, sconto 5%. Risultato base: VAN 25,27 milioni €, TIR 9,3%. I benefici sanitari (riduzione spesa sanitaria 2% per nuovo ciclista, pari a 66,98 €/anno per ciclista a prezzi 2025) generano 201.450 €/anno per 3.007 nuovi ciclisti. L’analisi di sensibilità mostra robustezza alle variazioni di costi (costruzione, espropri) ma sensibilità alla domanda: se l’adozione è più lenta, il TIR scende ma resta positivo nella maggior parte degli scenari. La rete «core» (senza estensioni periferiche) dà VAN simile e TIR più alto, confermando che i tratti ad alta densità di domanda generano la quota maggiore di benefici per euro investito.

Argyros et al. (2024) cambiano prospettiva: non nuova infrastruttura ma qualità del manto esistente, «A benefit-cost ratio of 2 to 4 and correspond to an absolute yearly recurrent welfare gain of around 20 mill. DKK for Copenhagen»[9]. Due dataset di traiettorie crowdsourced a Copenaghen (COMPASS e OSM) permettono di stimare un indice di rugosità per tratto e di legarlo a velocità media. Migliorare l’asfalto dove l’indice è sotto 0,6 (su scala 0-1) rende BCR 2:1 sull’intera rete, 3:1 sulle sole superciclabili, con guadagno annuo ricorrente ~20 milioni DKK. Il messaggio per l’Italia: la manutenzione straordinaria delle ciclabili esistenti, spesso trascurata nei bilanci comunali, ha un ritorno economico immediato e misurabile.

Il contesto europeo e il caso Roma

Lo studio di Mueller et al. (2018) su Preventive Medicine resta il riferimento più ampio per l’Europa: 167 città in 11 paesi, dati OSM per rete ciclabile e quota modale da European Platform on Mobility Management, «The cycling network length was associated with a cycling mode share of up to 24.7% in European cities»[10]. La regressione non lineare lega lunghezza rete (km/100.000 ab.) a quota modale ciclistica, con asintoto a 24,7% per rete di 315 km/100.000 ab. Sette città caso (Londra, Roma, Barcellona, Vienna, Zurigo, Anversa, Örebro) valutate in quattro scenari di espansione rete (S1: +10%, S2: +50%, S3: +100%, S4: rete = tutte le strade). Roma, con rete iniziale modesta, nel scenario S4 evita 433 morti premature/anno (IC 95%: 170-695), seconda solo a Londra (1.210). Il rapporto benefici-costi più alto si ha però nello scenario S1 (+10% rete): i primi chilometri di ciclabile danno il ritorno marginale maggiore. Se tutte le 167 città raggiungessero il 24,7% di quota modale, si eviterebbero oltre 10.000 morti premature/anno.

Dati Cycling Counts 2025 (contratto UE MOVE/2024/OP/0029) mostrano una rete ciclabile estesa di 48.553 km (7,7% della rete stradale), di cui solo 21.252 km dedicati (3,4%). Milano e Bologna coprono gran parte del dato dedicato; il Sud è largamente sotto-dotato. Il PNRR stanzia 2 miliardi € per rigenerazione urbana con quote per ciclovie, ma l’attuazione è a macchia di leopardo. Applicare i coefficienti di Mueller et al. alle città italiane maggiori suggerisce che anche un modesto +10% di rete ciclabile dedicata (circa 2.000 km nazionali) genererebbe benefici sanitari annuali nell’ordine di centinaia di milioni di euro, ben superiori ai costi d’investimento annui stimati dall’ECF (50.000-1.800.000 €/km a seconda del tipo).

Limiti delle analisi attuali e cosa manca per decidere in Italia

La revisione Andrade et al. (2025) evidenzia quattro lacune che rendono difficile trasferire i risultati a un piano ciclabile comunale italiano: (1) sei studi su otto sono ex-ante su scenari ipotetici, non valutazioni ex-post su infrastrutture reali; (2) i comparatori sono quasi sempre situazioni «senza intervento» basate su baseline modellate, non gruppi di controllo osservati; (3) l’equità è analizzata solo nello studio di Oslo (Lamu et al., 2021), che trova ICER più favorevoli nei quintili di reddito alto — le ciclovie rischiano di avvantaggiare chi sta già meglio; (4) i benefici mentali e di benessere (non solo mortalità) sono assenti dagli strumenti standard come HEAT, sottostimando il ritorno reale. Per l’Italia mancano del tutto CBA ex-post su ciclabili realizzate con fondi PNRR o piani urbani (Biciplan Milano Cambio, GRAB Roma, Bologna).

Implicazioni per le città italiane: dai numeri alle scelte

Tre indicazioni operative emergono dalla letteratura. Prima: i primi chilometri di rete ciclabile dedicata e protetta danno il BCR più alto (scenario S1 di Mueller et al.). Investire in continuità e protezione di tratti esistenti — colmare i «buchi» nella rete — rende più che estendere in aree a bassa densità.

Seconda: la manutenzione del manto (asfalto, segnaletica, illuminazione) ha BCR 2-4 per il solo risparmio di tempo; andrebbe iscritta in bilancio come investimento a rendimento ricorrente, non come spesa corrente.

Terza: poiché i benefici sanitari e climatici sono per gran parte non locali, il finanziamento statale (PNRR, fondi strutturali, legge quadro ciclabilità) dovrebbe coprire la quota d’investimento che genera benefici sovra-comunali, lasciando ai comuni la gestione e la quota locale. Una CBA standardizzata, obbligatoria per progetti sopra soglia (es. 500.000 €), allineata alle linee guida UE e al tool CyclingMAX Banca Mondiale/ITDP, permetterebbe di confrontare progetti tra città e evitare duplicazioni o sprechi.

La prossima volta che un assessore al bilancio chiede «quanto rende?», la risposta non è più «dipende». I dati dicono: tra il 6% e il 23% all’anno in termini di TIR, con BCR da 1,7 a 53 a seconda di cosa si conta. La domanda giusta diventa: «Stiamo costruendo i chilometri che danno il ritorno più alto, cioè quelli che collegano dove la gente vive e lavora, con asfalto buono e protezione vera, e li stiamo manutenendo?»

Note

  1. «Cycling infrastructure appears to demonstrate economic value for society» — Andrade et al., 2025
  2. «The largest cost-benefit ratios were found for the 10% increase in cycling networks (S1)» — Mueller et al., 2018
  3. «Investing in cycling infrastructure, even when it leads to modest increases in cycling behaviour, can generate substantial health and economic benefits» — Coventry study, 2025
  4. «The cost-benefit performance of the analysed bicycle infrastructure thereby exceeds other types of network infrastructure that is often prioritised» — Rich et al., 2021
  5. «All reported positive economic returns. Equity impacts were rarely considered, and substantial methodological variability was observed» — Andrade et al., 2025
  6. «The cost-benefit analysis show that the proposed bicycle infrastructure has a positive net present value with an internal rate between 6% and 23% depending on different assumptions» — Rich et al., 2021
  7. «The before-and-after analysis revealed an increase of 0.7 minutes of cycling per person per day, translating to an estimated 1.4 premature deaths prevented annually» — Coventry study, 2025
  8. «The economic analysis for the wider Ljubljana area indicates a positive net present value (NPV) of €25,271,157.95 and an internal rate of return (IRR) of 9.30%» — Trček & Rijavec, 2026
  9. «A benefit-cost ratio of 2 to 4 and correspond to an absolute yearly recurrent welfare gain of around 20 mill. DKK for Copenhagen» — Argyros et al., 2024
  10. «The cycling network length was associated with a cycling mode share of up to 24.7% in European cities» — Mueller et al., 2018

Fonti

  1. Andrade L, Osifowora B, Frew E (2025). The value of cycleways to improve population physical activity levels: a systematic review of economic evaluations. Journal of Transport & Health. doi:10.1080/14737167.2025.2542289
  2. Rich J, Jensen AF, Pilegaard N, Hallberg M (2021). Cost-benefit of bicycle infrastructure with e-bikes and cycle superhighways. Case Studies on Transport Policy, 9(2), 608-615. doi:10.1016/j.cstp.2021.02.015
  3. Argyros D, Jensen AF, Rich J, Dalyot S (2024). Riding smooth: A cost-benefit assessment of surface quality on Copenhagen’s bicycle network. Sustainable Cities and Society, 108, 105473. doi:10.1016/j.scs.2024.105473
  4. Mueller N, Rojas-Rueda D, Salmon M, et al. (2018). Health impact assessment of cycling network expansions in European cities. Preventive Medicine, 109, 62-70. doi:10.1016/j.ypmed.2017.12.011
  5. Trček IS, Rijavec R (2026). Strategic evaluation of cycling infrastructure in emerging contexts: a case study of high-capacity corridors in Ljubljana, Slovenia. European Transport Research Review, 18, 67. doi:10.1186/s12544-026-00833-1

Sono Emanuela Gugnelli, pasionaria della bici. Pedalo coraggiosamente per Modena tutti i giorni, e talvolta anche a Rimini, dove pedalare è tutta un’altra storia. Mi appassionano la sicurezza stradale, le reti ciclabili che funzionano e le città pensate per le persone prima che per le auto. Su Bici Urbana raccolgo studi, dati e buone pratiche su mobilità ciclabile e urbanistica. Ma non lo faccio direttamente io: ho chiesto ai miei agenti AI di tenermi aggiornata su ricerche, modelli e sperimentazioni da tutto il mondo. Questo è quindi un sito auto pubblicato dai miei agenti. Un’avvertenza: anche se nelle mie pipeline di pubblicazione ho inserito dei cicli di controllo, le fonti vanno sempre verificate. Questi articoli vanno intesi come una rapida rassegna stampa, un punto di partenza da approfondire e controllare, non come l’ultima parola. Quando non gioco con agenti Ai e pipeline, mi trovate a girovagare in bici per boschi e strade forestali, a raccogliere erbe selvatiche che poi finiscono in cucina.

Commento all'articolo