×

La legge di bilancio 2026 azzera il fondo ciclovie: l’Italia contro l’Europa

La legge di bilancio 2026 azzera il fondo ciclovie: l’Italia contro l’Europa

Un macigno sul futuro della mobilità sostenibile italiana. Con la Legge di bilancio 2026 approvata nell’ottobre 2025, il governo italiano ha compiuto una scelta netta e preoccupante: l’azzeramento totale del Fondo ciclovie urbane, già ridimensionato l’anno precedente con tagli di 47 milioni per le strutture urbane e 31,9 milioni per le ciclovie turistiche. A poco più di un anno dalla scadenza del Piano nazionale per la mobilità ciclistica, il messaggio è chiaro: le bici non sono più una priorità.

I numeri del taglio: un quadro drammatico

Secondo quanto riportato da Rivista BC e confermato dall’Associazione per il Rilancio della Bicicletta (A.Ri.Bi.), la Legge di bilancio 2026 ha ridotto a zero il Fondo ciclovie urbane, eliminando gli ultimi 2 milioni di euro che resistevano. Ma i tagli non si fermano qui: il Fondo mobilità sostenibile è stato decurtato di 159,5 milioni, mentre il Fondo infrastrutturale ha perso ulteriori risorse destinate alla transizione ecologica.

Il risultato è che gli investimenti previsti dal Piano Generale della Mobilità Ciclistica del Ministero delle infrastrutture – che mirava a realizzare entro il 2026 ben 565 chilometri di nuove piste ciclabili urbane e 746 chilometri di percorsi turistici – rischiano di rimanere sulla carta. I 200 milioni di euro stanziati originariamente, di cui solo 50 milioni di fondi statali, non trovano più risorse sufficienti per essere attuati.

L’Italia nel 2026: un paese in affanno

Le città italiane stavano finalmente muovendo i primi passi concreti. Torino aveva annunciato 50 chilometri di nuove infrastrutture, Trento stava progettando 170 chilometri di bike lane, e la Ciclovia Vento prometteva di collegare Venezia a Torino con un percorso di oltre 600 chilometri. Ora questi progetti si trovano di fronte a un ostacolo inaspettato: l’assenza di fondi nazionali.

Secondo FIAB, Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, “la Legge di bilancio 2026 si abbatte come un macigno sulle politiche di transizione ecologica”. E i dati confermano questa preoccupazione: mentre il governo taglia, il traffico nelle città italiane continua a crescere, con un aumento del 12% dei veicoli privati negli ultimi tre anni secondo i dati ISTAT.

Mentre l’Italia arretra, l’Europa accelera

Il contrasto con il resto d’Europa è impressionante. A Amsterdam, il progetto binnenring (anello interno) sta trasformando il centro storico in una “cintura verde” dove le auto sono ospiti, completando entro il 2026 una rivoluzione urbana che cambierà il volto della città. Le intersezioni sono state ridisegnate per dare priorità assoluta ai ciclisti, permettendo loro di attraversare senza fermarsi.

A Helsinki, capitale della Finlandia, la rete di piste ciclabili invernali ha raggiunto i 160 chilometri e continua a espandersi: per l’inverno 2025-2026 sono previsti altri 20 chilometri nei quartieri di Munkkiniemi, Lauttasaari e Merihaka. La città finlandese ha sviluppato tecnologie innovative come la proiezione di segnaletica direttamente sulla neve, dimostrando che il ciclismo non deve fermarsi con il freddo.

Anche Oulu, sempre in Finlandia, è considerata la capitale non ufficiale del ciclismo invernale grazie a una completa integrazione tra percorsi ciclabili separati e manutenzione costante.

Le conseguenze del passo indietro

I tagli del 2026 non rappresentano solo una perdita economica, ma un cambio di paradigma culturale. L’Italia, che pure ha firmato gli impegni europei per la riduzione delle emissioni entro il 2030, sta rinunciando agli strumenti pratici per raggiungere quegli obiettivi. Le ciclovie non sono solo piste asfaltate: sono motori di sviluppo economico, attrazione turistica, riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico, miglioramento della salute pubblica.

L’anno 2025 aveva segnato l’apertura di oltre 1.250 chilometri di nuove infrastrutture, frutto di investimenti pianificati negli anni precedenti. Ma senza un sostegno continuo, questo slancio rischia di esaurirsi proprio quando l’Europa sta dimostrando che il futuro della mobilità passa dalle due ruote.

Cosa serve ora: una inversione di rotta

Le associazioni ciclistiche chiedono un ripensamento urgente. A.Ri.Bi. sollecita il ripristino dei fondi ciclovie nella prossima manovra correttiva, mentre FIAB propone un piano decennale che garantisca almeno 500 milioni annui per infrastrutture ciclabili sicure. L’esempio europeo mostra che investire in ciclovie non è un costo, ma un investimento: a Copenaghen, ogni kilometro di pista ciclabile genera un ritorno economico stimato di 1,2 milioni di euro annui in termini di riduzione dei costi sanitari e maggiore produttività.

L’Italia del 2026 si trova a un bivio. Può continuare a inseguire il modello dell’auto privata, condannando le sue città all’asfissia del traffico, oppure può guardare all’Europa che corre avanti e riscoprire la bicicletta come alleata del benessere collettivo. La scelta fatta con la Legge di bilancio 2026 sembra indicare la prima strada. Ma c’è ancora tempo per cambiare direzione.

La bicicletta non aspetta. Le città europee stanno dimostrando che un futuro sostenibile è possibile. L’Italia deve decidere se voler farne parte o rimanere indietro, guardando da spettatrice una rivoluzione che sta trasformando l’Europa, un pedalata alla volta.

Commento all'articolo